Mostra visitabile dal 25 luglio al 30 agosto
Bartolomeo Berto Ravotti è nato a Montaldo Mondovì (Cn) nel 1924 ed è deceduto a Cuneo nel 2014. Partigiano nelle valli dell’Ellero e del Casotto durante il periodo della Resistenza, si è diplomato nel 1945 presso il Liceo Artistico dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. In seguito, ha frequentato per tre anni la Facoltà di Architettura del Politecnico torinese.
Nel 1957, dopo diversi anni trascorsi in attività diverse, dedicandosi soprattutto all’insegnamento, ha iniziato a dipingere e a esporre, eseguendo ritratti, paesaggi, nature morte e soggetti sacri, espressioni in genere di una figuratività essenziale, definita con colori tonali e robusti segni neri di contorno. A partire dal 1961, la produzione pittorica di Ravotti ha assunto nuovi aspetti sia tematici che stilistici, disponendosi dapprima ad accogliere il colore materico declinato secondo gli intenti espressivi della pittura informale e quindi a definire quei suoi particolari profili di ombre, che hanno caratterizzato specificamente il fare arte di Ravotti.
Nel 1964, è intervenuto nella realizzazione del Sacrario delle deportate italiane a Ravensbrück (Germania), in collaborazione con Piero Bolla e Araldo Cavallera. Nel 1966, compaiono quindi le configurazioni di ombre slittate e in dissolvenza sulla superficie dei supporti utilizzati, testimoniate, in particolare, da Ombra di Lucio, con taglio - opera a quattro mani n. 2 del 1966, realizzata in collaborazione con Lucio Fontana.
La produzione pittorica di Ravotti viene accolta favorevolmente dalla critica nazionale e internazionale più avvertita del suo tempo. Negli anni Settanta, la sua ricerca si è evoluta in direzione di un linguaggio più vicino ai valori concettuali, espresso con superfici e cromie uniformi, unite ad elementi di scrittura realizzati spesso con il mezzo serigrafico. Dagli anni Ottanta in poi, ha compiuto un profondo ripensamento della sua attività di pittore, indirizzando i propri interessi verso il linguaggio multimediale. Ha esposto in mostre personali tenutesi a Verona, Cuneo, Milano, Roma, Trento e, più di recente, a collettive a Cuneo e a Torre Pellice (To), pur avendo scelto di restare lontano dai riflettori del sistema dell’arte contemporanea.
